Scuola al via per quasi 8 milioni di studenti delle istituzioni statali e oltre 939.000 di quelle paritarie. Nella Provincia autonoma di Bolzano la campanella ha suonato lo scorso 5 settembre. Lunedì 12 settembre, ricorda il Miur, riprendono le lezioni in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Molise, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto. Nei giorni a seguire le altre regioni secondo i calendari deliberati negli scorsi mesi.
Gli studenti delle scuole statali sono quest’anno 7.816.408, 370.597 le classi distribuite nelle 8.281 istituzioni scolastiche presenti sul territorio per un totale di 41.163 sedi. In particolare, sono 978.081 gli alunni delle scuole dell’infanzia, 2.572.969 quelli della primaria, 1.638.684 i ragazzi della secondaria di I grado e 2.626.674 quelli della secondaria di II grado. Gli alunni diversamente abili sono 224.509.
L’università, i ritardi e la mobilità degli studenti
Nell’ultimo studio di
Banca D’Italia da titolo “Immatricolazioni, percorsi accademici e mobilità degli studenti” vengono presi in esami alcuni dati del sistema italiano dell’istruzione.
In termini di scolarizzazione terziaria, si legge nello studio,
la differenza rispetto agli altri Paesi avanzati è dovuta al più basso tasso di ingresso (entry rate) e al minore tasso di completamento degli studi di quanti si immatricolano (completion rate). Sulla base dei dati OCSE e MIUR, la probabilità di entrare nel sistema universitario lungo il ciclo di vita è in Italia di circa il 41 per cento, contro il 60 della media OCSE. Il tasso di completamento è pari al 58 per cento, contro il 70 della media OCSE (ANVUR, 2016). Questi dati implicano un tasso di laurea di circa il 24 per cento per l’Italia (all’incirca pari al valore effettivamente osservato di scolarizzazione terziaria della popolazione di 25-34 anni; tav. 1) e del 42 per la media OCSE. Lo scarto negli entry rate spiega due terzi del ritardo dell’Italia in termini di scolarizzazione terziaria, quello nel completamento un terzo. Circa la metà del differenziale nel tasso di ingresso dipende, a sua volta, dal modesto tasso di iscrizione di chi ha almeno 25 anni, cioè di coloro i quali si iscrivono all’università alcuni anni dopo il conseguimento del diploma, dopo aver eventualmente sperimentato esperienze di lavoro o mentre già lavorano. Secondo gli autori, il ritardo di scolarizzazione terziaria dell’Italia dipende in misura pressoché identica da tre fattori: un minore tasso di immatricolazione dei neo-diplomati; un più basso tasso di immatricolazione degli adulti; un più elevato tasso di abbandono (ANVUR, 2016). A sua volta, questi fattori – e in particolare alcuni di essi – sono in parte riconducibili alle caratteristiche dell’offerta formativa, che vede una sostanziale assenza di corsi di carattere professionalizzante, dai quali proviene invece, nella media europea, circa un quarto dei giovani in possesso di un titolo terziario. Ciò si riflette sull’attrattività dei corsi e sui tassi di abbandono, molto più elevati tra gli studenti provenienti dagli scuola istituti tecnici e professionali, non tutti in grado di affrontare corsi a elevato contenuto teorico come quelli offerti dal sistema universitario italiano.
La mobilità in Italia. Considerando i giovani 18-20enni, emerge che solo il 43,3 per cento di questi si immatricola all’università; tra i residenti nel Mezzogiorno tale quota è inferiore di 2,6 punti percentuali rispetto al Centro-Nord. In pratica, una volta iniziata l’università, solo il 45 per cento dei giovani italiani completa gli studi in corso o al più con un anno di ritardo: nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni, si legge nello studio, questo indicatore di regolarità negli studi rimane dunque assai basso, con grandi disparità territoriali a sfavore del Mezzogiorno, che presenta un ritardo di circa 20 punti percentuali rispetto al Nord .
Regolari, fuori corso e la questione delle università del sud. La quota di chi consegue il titolo sale al 55 per cento a 4 anni dalla fine del corso di studi; gli studenti meridionali, che impiegano di più per laurearsi e hanno più elevati tassi di abbandono, a 4 anni dalla fine del corso presentano un completion rate di appena il 48 per cento. Le distanze tra le aree del Paese sono ancora più ampie se si considera, anziché la residenza dello studente, la sede dell’ateneo di immatricolazione.. Ne deriva che, considerando chi si laurea entro 4 anni dalla durata regolare degli studi, il graduation rate, calcolato come prodotto tra tasso di ingresso (entry rate) e tasso di completamento degli studi (completion rate), che in Italia è pari al 24 per cento, per i residenti nel Mezzogiorno è solo del 20 per cento, quasi 7 punti percentuali più basso rispetto ai residenti nel Centro-Nord.
In questa Info i dati sono organizzati per aree geografica e per “anzianità” (regolari o fuori corso) e per residenza e sede.
Dataviz ed elaborazione dati Andrea Gianotti
I numeri delle “matricole” dell’anno scorso. In base all’Anagrafe nazionale degli studenti del MIUR, nell’anno accademico 2015-16 4 gli studenti italiani che si sono immatricolati in uno dei corsi di laurea triennali o a ciclo unico del nostro paese sono stati 275.000 (dati provvisori); di questi, 242.000 hanno un’età minore o uguale a 20 anni. Per il secondo anno consecutivo si è registrata una lieve crescita (1,6 per cento), dopo lo 0,4 per cento del 2014. Sembra così essersi interrotto il progressivo calo iniziato nella metà dello scorso decennio, dopo il picco di 337 mila studenti raggiunto nel 2003. La flessione registrata tra il 2003 e il 2013 è netta, di circa 67.000 studenti (-20 per cento).