Il 12 febbraio l’Istituto internazionale per gli studi strategici (IISS) ha pubblicato un report riguardo l’andamento delle spese militari di alcuni paesi.
I risultati dell’analisi mostrano che la Russia sta spendendo più dell’Europa per quanto concerne la difesa.
La notizia è rimbalzata un po’ tra tutti i media e le testate giornalistiche. Ma i conti non tornavano all’Osservatorio pubblico dei conti italiani, così il 22 febbraio ha pubblicato una sua risposta che potrebbe essere vista come un fact checking del lavoro fatto dall’IISS.
L’articolo, pubblicato nella pagina dell’Osservatorio, è a firma di Alessio Capacci, Carlo Cignarella e Carlo Cottarelli e vuole mostrare come, in realtà, l’Europa non stia spendendo in difesa meno della Russia.
I tre autori evidenziano tre problemi principali nello studio realizzato dal think thank multinazionale.
Il primo ha a che fare con la definizione stessa di spesa per la difesa: per l’analisi dei valori russi viene utilizzata la spesa relativa alla “Defense Expenditure”, che un’ampia espressione utilizzata dalla NATO per comprendere diverse sottocategorie di costi. Diversamente, per la spesa europea ci si riferisce alla “Defense Budget”, cioè un termine che racchiude un più stretto insieme di erogazioni, determinando quindi un suo valore generalmente più piccolo rispetto a quello legato alla “Defense Expenditure” dello stesso paese.
La seconda problematica ha a che fare con la conversione della spesa in base alla parità di potere di acquisto. Una volta che una spesa viene convertita in dollari, è necessario aggiustare tale importo secondo il livello dei prezzi del paese in esame rispetto agli Stati Uniti.
L’IISS applica correttamente questa metodologia per i costi russi, ma non lo fa per quelli europei. Usando lo stesso approccio con l’Europa si ottiene un risultato molto diverso rispetto a quello presentato nel report: i paesi europei, nel loro insieme, spendono il 58% in più di quanto spende la Russia.
L’ultima imprecisione del report riguarda la scelta dell’Europa nel suo complesso e dei paesi che vengono inclusi nell’analisi.
IISS decide di utilizzare l’intero continente europeo, eccezion fatta per la Russia europea, includendo quindi anche quei paesi che non aderiscono all’Unione Europea o al Trattato Atlantico, e che di conseguenza non sono tenuti a difendere un paese membro della NATO, nel caso questo subisca un’aggressione.
Scendendo nel dettaglio dei paesi considerati, si nota che, escludendo Serbia, Bosnia, Kosovo e Svizzera, i membri dell’Unione Europea e della NATO, nel loro insieme, spendono il 55% in più rispetto alla Russia, mentre i paesi appartenenti solo all’Unione Europea – quindi rimuovendo anche Regno Unito, Turchia e Norvegia – registrano un divario positivo del 18%.
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